Cari Amici,
qualche giorno fa ho pensato di aprire un mini-dibattito sul bullismo e chiesto a qualcuno di voi se non avrebbe avuto piacere nel condividere la propria esperienza. Non avrei mai potuto immaginare di essere travolta da messaggi, all’interno dei quali ho trovato un insieme incredibile di sentimenti contrastanti: la delusione, la tristezza, la rabbia, ma anche la speranza, la forza e tanta tanta determinazione. Ne sa qualcosa la nostra Arianna, che ha voluto regalarci la storia della sua adolescenza. Ad Arianna, ad Anonima e a tutti quelli che hanno contribuito, ci tengo a porgere i miei più vivi ringraziamenti per avermi considerata una interlocutrice degna del loro vissuto. Per tutti quelli che vorranno raccontarci le loro storie, resto sempre a disposizione.
Valentina
Mi chiamo Arianna e sono una ragazza solare, determinata, coraggiosa, sempre sorridente. Ho trent’anni e anche io sono affetta da Neurofibromatosi. Anche io sono stata vittima di bullismo. Questa è la mia storia.
Quando frequentavo le scuole medie, ero una ragazzina timida e chiusa: avevo paura del giudizio degli altri. All’occhio destro, portavo una protesi che sembrava il mio vero occhio. Amavo andare a scuola e studiare. Ho preparato la tesina per gli esami da presentare in commissione in un letto di ospedale.
Per via della Neurofibromatosi saltavo le lezioni, così ho iniziato ad essere messa da parte dai compagni di classe e ricevere offese, a volte anche da un’insegnante che mi escludeva dalle attività collettive. Ad un certo punto, la protesi ha iniziato a creare problemi, cadendo sul banco oppure a terra. I compagni hanno iniziavano a deridermi, mentre io restavo in silenzio seduta e mi chiudevo a riccio, per la vergogna.
Sono stata forte e determinata, ma avevo il timore di raccontare a casa quello che mi succedeva, così sono andata avanti per l’intero anno scolastico senza dire nulla, pensando che una volta finite le scuole medie, tutto sarebbe cambiato.
Al primo superiore, non portavo più la protesi, ma una benda oculare. Inizialmente sembrava andare tutto bene, ma col tempo la situazione è cambiata. Venivo offesa con parole pesanti e poco piacevoli, discriminata e lasciata sola dall’ intera classe. Venivo lasciata in un banco isolata, oppure mi lanciavano le palle di carte con la cerbottana, o il cancellino della lavagna sporco di gesso. Anche se alle interrogazioni o ai compiti in classe prendevo voti alti, venivo derisa per il mio occhio e per essere una secchiona.
Mi sentivo un fantasma anche agli occhi dei docenti. Mi veniva detto e fatto tutto ciò che non dovevo subire. Ho iniziato a sentirmi in colpa per essere vittima di bullismo, per via della mia malattia. I mesi passavano, la situazione degenerava sempre di più ed io iniziavo a sentirmi stanca psicologicamente e fisicamente. Mi rifiutavo di studiare e di andare a scuola. Tornavo sempre triste, ansiosa agitata arrabbiata con me stessa: mi davo colpe che non avevo.
A casa si occorsero che qualcosa non andava e così decisi di raccontare tutto in famiglia. Verso la fine dell’anno scolastico, abbiamo deciso di rivolgerci alla preside, per fare in modo che tutto questo finisse. Non volevo più vivere in una vita che mi era stata rovinata dai coetanei. Dopo aver fatto degli incontri con la preside e con i professori, abbiamo deciso di convocare la classe. La questione sembrava essersi risolta e finalmente sono tornata a sorridere a riprendere in mano la mia vita.
Ad oggi, posso dire che tutto ciò che ho passato mi ha fatto soffrite tanto, ma ho anche imparato tanto. Ho imparato ad amarmi e accettarmi così come sono, a non dar peso alle parole altrui, di chi non merita il mio sorriso.
Ho iniziato a sorridere alla vita, ad amarla, a ridere delle offese che ricevo e fare tesoro di ciò che la vita mi offre.
Subire bullismo mi ha insegnato tanto: a cavarmela da sola quando tutto ti viene contro, a non giudicare le persone, a non seguire la massa, ad accettare il dialogo. Il bullismo mi ha insegnato il valore della solidarietà, che a me è stata negata da tutti.
La rivincita più grande è stata quella di poter difendere altre persone vittime di bullismo, senza aver nulla in cambio, se non la vittoria di esserci riuscita.
La mia esperienza, mi ha insegnato ad amare la vita perché, quando ti ritrovi a pensare intensamente alla fine, capisci che non vale la pena perdere te stessa per qualcuno che non ti ha mai nemmeno guardato negli occhi. Ha rinforzato in me dei valori molto importanti e positivi: il rispetto per sé stessi, il rispetto per gli altri, la voglia di migliorare, il desiderio di portare felicità.
Il tempo è passato, la vita è cambiata…ti pone davanti delle sfide. Bisogna combattere e vincere sempre.
A te che stai subendo qualunque tipo di difficoltà, insicurezza, violenza verbale o fisica dico questo: sei tu a decidere chi diventare. Non far decidere mai nessuno per te, sii tu più forte dell’ignoranza della gente.
Arianna
