Cari Amici,
qualche giorno fa ho pensato di aprire un mini-dibattito sul bullismo e chiesto a qualcuno di voi se non avrebbe avuto piacere nel condividere la propria esperienza. Non avrei mai potuto immaginare di essere travolta da messaggi, all’interno dei quali ho trovato un insieme incredibile di sentimenti contrastanti: la delusione, la tristezza, la rabbia, ma anche la speranza, la forza e tanta tanta determinazione. Ne sa qualcosa la nostra Arianna, che ha voluto regalarci la storia della sua adolescenza. Ad Arianna, ad Anonima e a tutti quelli che hanno contribuito, ci tengo a porgere i miei più vivi ringraziamenti per avermi considerata una interlocutrice degna del loro vissuto. Per tutti quelli che vorranno raccontarci le loro storie, resto sempre a disposizione.
Valentina
La storia di Anonima
Anche io ho vissuto momenti difficili nella mia vita e sono stata bullizzata nel contesto scolastico.
Raccontarne non è piacevole, ma voglio che anche gli altri sappiano che quello che ho vissuto, affinché non si sentano soli.
Quando ero piccola alle scuole elementari, portavo il gesso a causa della scoliosi. I bambini mi chiamavano “mostro”. Nessuno voleva sedersi accanto a me. Le cose peggiorarono quando, a metà anno, arrivò un bambino che portava le protesi acustiche. La maestra mostrò una totale assenza di sensibilità: lo mise accanto a me dicendo: “così vi capite…”
I bambini da quel giorno iniziarono a prenderci in giro e a chiamarci “i due mostri”
A volte imitavano il modo in cui prendevo le cose da terra, perché avevo difficoltà nel piegarmi. Ero molto sola: avevo una sola amica. Molti pensavano che la mia patologia fosse virale e mi tenevano lontana. C’era una grandissima ignoranza. Io soffrivo e piangevo sempre. Non parlavo di queste situazioni con la mia famiglia per non caricare addosso a nessuno il mio dolore, ma mia madre si accorse che qualcosa non andava e mi portò da un neurologo.
Oggi, ironia della sorte, lavoro con gli studenti.
Sicuramente, la cosa più importante è il dialogo. Permettere ai ragazzi di raccontare quello che vivono e sostenerli. Forte della mia esperienza, ho una sensibilità diversa: quando uno dei miei studenti ha qualcosa che non va, io me ne accorgo immediatamente. Questo è l’elemento positivo che mi ha lasciato la mia brutta esperienza.